Asilo nido: meglio un anno in più che uno in meno. Mai e poi mai avrei neanche lontanamente immaginato di dire una cosa del genere, io neanche volevo mandare mio figlio all’asilo! Ho sempre pensato che fino ai tre anni i bambini possono tranquillamente stare a casa, compatibilmente con le esigenze familiari, e lo penso tuttora o meglio, credo fermamente che il nido non serva prima dei due anni (uh, sento già la pioggia di critiche.. è la mia idea, non deve per forza essere condivisa!) Dopo questa premessa, vi dico che quest’anno, non solo Giordano andrà al nido, come lo scorso anno (quando comunque aveva due anni e mezzo!) ma ho addirittura optato per la permanenza scolastica: un anno in più all’asilo nido piuttosto che frequentare la materna. Questo perché, essendo autistico, mi trovo a fare i conti con le sue competenze non in linea con quelle dei bambini della sua età e sono convinta che quest’anno aggiuntivo sarà per lui fondamentale, gli permetterà di sviluppare tutte quelle abilità che stanno emergendo e di arrivare preparato alla materna.
La permanenza scolastica oltre i limiti d’età è possibile in caso di importanti necessità e disabilità.
In fondo, sono sempre stata dell’idea di non affrettare i tempi, di concedere ai bambini il tempo necessario alla loro crescita, non sono favorevole a situazioni di anticipatari o primine, in linea di massima, appunto, perché credo che non bisogna mai perdere di vista lo sviluppo del singolo bambino. Questo vale per tutti e per tutte: ogni mamma in questi giorni si sta preparando ad inserimenti al nido e primi giorni di scuola, ognuna di noi vive ansie e attese, tutte siamo sempre alla ricerca della scuola migliore, delle situazioni più adeguate: l’obiettivo è sempre fare la scelta giusta per i nostri figli. Noi, mamme di bambini con disabilità, tra panni da stirare e zainetti da preparare, abbiamo anche qualche scartoffia in più a cui star dietro, ma gli obiettivi sono sempre e comunque identici!
Permanenza scolastica: quali leggi?
Purtroppo non è mai facile districarsi nel groviglio di leggi che vanno poi a complicarsi con delibere regionali e una burocrazia assurda con cui noi mamme di bambini autistici, e in generale con disabilità, andiamo a scontrarci: infatti se da una parte c’è la possibilità di chiedere il fermo scolastico, dall’altra c’è la legge che punta a garantire l’integrazione scolastica con mezzi adeguati, vale a dire che se ogni bambino fosse adeguatamente seguito, se i programmi fossero realmente personalizzati, non ci sarebbe bisogno della permanenza scolastica, perché il bambino sarebbe seguito coerentemente nel gruppo dei pari, con tutti i benefici che questo comporterebbe. Ho cercato a lungo una legge specifica, una regola unica, ma ho trovato ben poco, solo che in base alla L. 53/03 e al D.Lgs. 59/04 è stabilito che tutti i bambini devono iniziare la scuola nei tempi anagrafici stabilii ed eventuali trattenimenti oltre il limite anagrafico devono riguardare solo situazioni eccezionali e non sono di facile attuazione.
Il mio consiglio: informatevi sempre presso gli uffici competenti! Chiedete, è un vostro diritto.
Nel mio caso, ho avuto la fortuna di incontrare persone molto competenti nell’Ufficio Nidi del mio Municipio, che mi hanno informata e aiutata con la documentazione necessaria, in accordo col dirigente scolastico e la nostra Asl. Eh si, non è affatto facile avere tutte le carte in regola!
Perchè ho scelto la permanenza scolastica
Come vi ho già detto ho scelto di privilegiare i tempi di apprendimento di mio figlio, di inserirlo in un giusto contesto dove possa sviluppare competenze e abilità, perché davvero credo che la scuola, il confronto fra pari, sia una vera e propria terapia. C’è però un motivo ancor più personale, fatto delle persone che lo scorso anno hanno accolto Giordano e l’hanno guidato e tenuto per mano nel suo primo anno di asilo nido. Quelle persone che hanno accolto me con pazienza e comprensione, con una qualità imprescindibile: l’empatia. Ve l’ho già detto, certi mestieri non sono per tutti: fare la maestra è un mestiere complesso e impegnativo. Non è un mestiere per tutti.
La scuola ideale
C’è sempre una differenza tra la scuola scritta sulla carta, quella che il nostro Stato ci paventa come luogo privilegiato di integrazione e conoscenza, e la realtà della scuola quotidiana, quella fatta di persone, di edifici scolastici pericolanti, di collette tra genitori per comprare fogli e matite. Idealmente la nostra scuola è perfetta. Realmente la nostra scuola ci obbliga ad un gran lavoro di comunità e collaborazione (e volontariato, se penso a genitori che spesso si impegnano per ridipingere aule scolastiche o sistemare giardini!). Quindi, all’inizio di questo nuovo anno scolastico, armiamoci di tanta pazienza e cerchiamo sempre di dare il nostro contributo, costruttivo, a questa scuola italiana così traballante e incerta.
L’integrazione scolastica degli alunni con disabilità costituisce un punto di forza della scuola italiana, che vuole essere una comunità accogliente nella quale tutti gli alunni, a prescindere dalle loro diversità funzionali, possano realizzare esperienze di crescita individuale e sociale. La piena inclusione degli alunni con disabilità è un obiettivo che la scuola dell’autonomia persegue attraverso una intensa e articolata progettualità, valorizzando le professionalità interne e le risorse offerte dal territorio.
(Fonte Miur)
La scuola reale
Quando varchi la soglia dell’asilo e lasci tuo figlio in mani sconosciute, un pezzetto di te muore un poco. E speri che quelle mani di persone sconosciute possano sostenerlo e aiutarlo, divertirlo e accompagnarlo in quei primi importanti momenti di socializzazione, lontano da te e dai tuoi abbracci. La realtà, ogni tanto, supera le aspettative: Giordano è un bimbo fortunato, perché ha trovato mani che lo guidano cercando di comprendere la sua diversità, uno staff scolastico che lo coccola, incluse le maestre dell’altra classe e i bidelli che lo accolgono con infinita dolcezza (lo so, ora si dice collaboratori di non so cosa, ma per me bidelli è una parola antica piena d’affetto!) e una maestra che con lo segue con passione e competenza! In un mondo di superficialità e approssimazione, trovare chi è consapevole dell’importanza del proprio lavoro, è una grande fortuna! Quelle mani abbracciano il futuro di Giordano: il lavoro che famiglia e scuola possono far insieme può davvero fare la differenza nella vita di un bambino autistico.
Le maestre: la mente e il cuore della scuola
Noi abbiamo sperimentato una scuola inclusiva, aperta, tollerante, fatta di persone, tutte, accoglienti e competenti e sopratutto aperte, di mente e di cuore, consapevoli di affrontare un anno che poteva essere carico di incertezze e difficoltà, perché diciamoci la verità: non è mai facile pensare di avere in classe un bambino autistico e, in generale, un bambino che ha bisogno di attenzioni diverse.
La scuola ideale è anche quella che le persone costruiscono giorno dopo giorno e io spero sempre che chi sceglie questo mestiere complesso sia consapevole del ruolo che ha nella vita dei nostri figli. Si, anche una maestra d’asilo nido può fare la differenza nel percorso di apprendimento e crescita di un bambino! Da diversi anni da una parte si sono fortemente svalutate le professioni che implicano la relazione stretta coi bambini (e parlo per esperienza direttissima, avendo io sia lavorato nella scuola materna sia nel settore ludico-ricreativo delle animazioni e laboratori per bambini!) dall’altra pare che tutto ora sia incentrato proprio sui bambini: basta fare un giro nel web per trovare le miriadi di proposte dedicate ai bambini come laboratori, corsi, eventi, etc. Ripeto, lavorare coi bambini non è mestiere adatto a tutti. Per fare la maestra bisogna metterci mente e cuore, sempre, in ogni passo, in ogni attività. La mente ragiona, riflette, conosce le tappe di crescita dei bambini, inventa mille modi per aiutarli a sviluppare autonomie e competenze. Il cuore li accoglie, ne comprende la diversità di ciascuno, ne esalta la bellezza, li stringe in un abbraccio che è il primo accogliente gesto del mondo oltre la tranquillità della propria casa e dei propri affetti. La maestra è la mente e il cuore della scuola, il posto dove i nostri piccoli passano gran parte delle loro giornate.
Il cuore delle nostre maestre è la chiave che apre nuove porte in questo complicato castello fatto di labirinti autistici, corridoi tortusi e stanze nascoste. L’augurio, per tutti i bambini che quest’anno inizieranno una grande nuova avventura, è di trovare sempre certi cuori importanti.
Alessandra

1 commento
[…] questa per me l’occasione per sottolineare, ancora una volta, la grande professionalità del gruppo educativo del nido, nonché il motivo reale del mio rammarico: mio figlio Giordano ha perso mesi che sarebbero stati […]