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Autismo, aeroporti e collane di fiori

by La Sodi Cake Design 8 Settembre 2019
Scritto da La Sodi Cake Design 8 Settembre 2019
ci vuole un fiore

Autismo, aeroporti e collane di fiori: no, non è un post stile peace&love, anzi. Credo di essere l’unica a cui questa trovata del laccetto coi girasoli al collo dei bambini con disabilità davvero non piace. Mi riferisco ad uno dei tanti post che spopola nel web e che definirei acchiappa-buonisti più che acchiappa-like, perché sono certa che tutti ci sentiamo un po’ più buoni e con la coscienza a posto, sostenendo virtualmente un’iniziativa che pare di così alta sensibilità e grande civiltà. Mi chiedo, se tutti quei like corrispondono poi a persone che sull’autobus fanno sedere i bambini, alle casse del supermercato fanno saltare la fila alle donne incinte, negli studi medici danno la priorità alle neomamme.. ah, scusate, questa è la vita reale, quello è facebook.

Cosa sono le hidden disabilities

Con hidden disabilities si racchiude sotto un unico termine un ventaglio di disabilità sostanzialmente di natura neurologica, disabilità non immediatamente riconoscibili come può essere un handicap fisico evidente, per capirci, che vanno dal disordine bipolare alla depressione, dallo stress post traumatico all’autismo, includendo epilessia, diabete, etc, condizioni ben diverse tra loro. Non esiste una categoria medico-scientifica delle hidden disabilities, piuttosto un voler definire in qualche modo diverse condizioni e patologie, spesso croniche, che portano difficoltà non sempre evidenti, come può essere un disturbo di origine sensoriale, una difficoltà uditiva, insomma, tutto ciò che pur non essendo chiaramente ed esternamente visibile, comporta una difficoltà pratica e reale, talvolta grave, nella vita quotidiana. Per semplificare: una persona con la sedia a rotelle è facilmente identificabile, un bambino iperattivo no. Ed entrambi possono avere grandi difficoltà in alcuni contesti.

L’iniziativa dei laccetti coi girasoli

Nell’ottica di tutelare le hidden disabilities, nel 2016 è stata portata avanti questa iniziativa dei laccetti coi girasoli, a partire dall’Aeroporto di Gatwich, nel Regno Unito: i promotori sostengono che indossare il laccetto o uno dei badge coi girasoli, indica in modo discreto che la persona ha bisogno di un ulteriore supporto, non necessariamente della classica assistenza. A loro parere il laccetto, e tutto il merchandising annesso, è disegnato per essere un segnale appunto discreto, indice di una lieve disabilità che manda un messaggio chiaro e preciso allo staff aeroportuale: se vedi qualcuno che indossa un laccetto, presta maggiore attenzione e chiedi se c’è bisogno di assistenza. Nel Regno Unito praticamente tutti gli aeroporti adottano questo sistema che, fate bene attenzione, non è detto che serva a saltare la fila ai controlli di sicurezza, tanto per dirne una e fare un esempio pratico, ma solo a rendere il passeggero con hidden disability facilmente identificabile e quindi agevolarlo, indirizzandolo magari verso la fila con meno persone, come ben specificato nelle varie informazioni aeroportuali.

Per leggere il documento Supporting people with hidden disabilities at UK airports, seguite questo link 

La realtà aeroportuale inglese

Informandomi su questo sistema dei laccetti al collo, ho scoperto cose molto interessanti di cui mi pare nessuno parli, perché sono un tantino più impegnative del post tenerissimo e sorridente col bimbo col laccetto al collo, perché parlare di regole aeroportuali certo non ti fa sentire più buono e in pace con la coscienza. Voglio invece sottolineare l’organizzazione di tutta la struttura d’accoglienza degli aeroporti inglesi che denota comunque una grande attenzione alla disabilità. Se poi tutto ciò corrisponde ad una pratica coerente e quotidiana non so dirlo, ma di sicuro, strutturalmente, sono molto preparati a rendere l’esperienza del viaggio piacevole e sicura anche per chi può viverla con enormi difficoltà e stati d’ansia.

Per saperne di più su Autism friendly airports in Uk, seguite questo link!

Tutti i siti dei vari aeroporti hanno una sezione dedicata dove potete, ad esempio, scaricare un’utile guida per immagini del sistema aeroportuale, dei vari passaggi che bisogna fare dal pesare i bagagli ai controlli di sicurezza. Chi ha figli autistici, sa quanto può essere importante l’agenda visiva per spiegare al bambino esattamente cosa accadrà, e aiutarlo ad affrontare il cambiamento, la confusione, e tutti quegli stimoli nuovi.

Ancor più importante è la presenza, ad esempio nell’Aeroporto di Gatwich, di una sensory room: un luogo rilassante realizzato appositamente per quei piccoli passeggeri che possono sentirsi spaesati e in grandi difficoltà in un contesto così poco familiare come l’aeroporto

La realtà aeroportuale italiana

Quello che leggo tra le righe di tutti i siti degli aeroporti inglesi, è una gran bella lezione di civiltà che va oltre le apparenze di un semplice gadget, perchè dietro l’adozione di una misura a me davvero antipatica come il laccetto al collo, c’è un’organizzazione precisa e definita, c’è un training specifico per gli operatori, c’è una campagna di sensibilizzazione che non si ferma al badge simbolico ma offre ai propri passeggeri un’assistenza coordinata e specifica. Tra l’altro gli enti aeroportuali distribuiscono gratuitamente i gadgets coi girasoli, proprio nell’ottica del servizio offerto.

E in Italia? Purtroppo sono lontana dall’ambiente aeroportuale da anni, quindi non sono così aggiornata ma come già sottolineato, l’assistenza è sempre garantita. Sicuramente siamo ben lontani dall’organizzazione inglese ma anche in Italia è presente un progetto specifico molto interessante che fa capo all’Enac, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile.

Cliccate su questo link per la brochure Autismo in viaggio attraverso l'aeroporto di Aeroporti di Roma

Il progetto pilota è del 2015 e l’Enac è tra le prime autorità per l’aviazione civile in Europa ad avviare un progetto specifico a favore delle persone autistiche. Il progetto si chiama Autismo, in viaggio attraverso l’aeroporto. Sinceramente non so quanto questa iniziativa abbia poi realmente preso piede negli aeroporti italiani e di certo ancora è davvero troppo poco in confronto a quanto si potrebbe fare per agevolare e rendere più fruibile l’esperienza aeroportuale per tutti i bambini, non solo quelli con difficoltà, palesi o nascoste! Dite la verità, avete mai visto un post su questo argomento?! Perchè non contribuire a divulgare una delle poche iniziative nostrane, piuttosto che gridare alla fantastica impresa, grandiosa idea e meraviglioso esempio di civiltà per un paio di laccetti?! Perchè non stare col fiato sul collo alle nostre istituzioni per far sì che si possa creare una cultura inclusiva e rispettosa davvero di tutti, attraverso strutture sempre più adeguate?! Conosco bene tutte le contraddizioni, i ritardi e le mancanze del nostro sistema aeroportuale e conosco le difficoltà di mio figlio, ma sono certa che il giorno in cui prenderemo una aereo per andare in vacanza, non avremo bisogno di un laccetto al collo per essere accolti con un sorriso da uno dei miei tanti ex colleghi, che hanno già dimostrato un gran cuore e una gran sensibilità ogni volta che li ho coinvolti in qualche iniziativa benefica in nome dell‘autism awareness.

I dubbi sui laccetti al collo

Il post sui laccetti coi girasoli sta ovviamente spopolando nella comunità di genitori di bambini con autismo e mi chiedo: perchè dovrei mettere un laccetto al collo di mio figlio, dopo che già abbiamo lo stigma di un articolo 3 comma 3, vale a dire il massimo della disabilità che già di per se’ ci dovrebbe garantire tutto il supporto possibile?!

Le compagnie aeree, tutte, garantiscono sempre il pre-imbarco e l’assistenza alle famiglie con bambini e ai passeggeri con disabilità, dov’è l’utilità del laccetto al collo?! Io li vedo già i miei ex colleghi aeroportuali, alle prese con mille problemi, con tempistiche supersoniche, che corrono da un gate all’altro e.. fermi tutti, li c’è un laccetto coi girasoli! Bisogna subito chiedere se hanno bisogno di assistenza! Situazione inverosimile, fidatevi. Conoscendo bene le dinamiche aeroportuali credo che i miei ex colleghi non avrebbero neanche il tempo di riconoscere un campo intero di girasoli se gli apparisse davanti ai loro occhi, figuriamoci notare un piccoletto di tre anni con un laccetto al collo o una simpatica spilletta. Altro che laccetti di fiori, non basterebbero intere collane! E’ molto, molto più semplice avvicinarsi ad un addetto aeroportuale, far presente con gentilezza la propria difficoltà e chiedere un pre-imbarco o un check in prioritario. E questo a mio avviso ha due grandi vantaggi:

  • stabilire un contatto diretto con l’operatore recupera quel minimo di umanità ed empatia he ormai siamo in grado di tirar fuori solo coi post acchiappa-like
  • abbiamo la possibilità di spiegare la nostra disabilità, che può essere il non tollerare una sovra-stimolazione uditiva, o la difficoltà a stare in fila in un ambiente carico di stimoli di difficile decodifica: questa si chiama sensibilizzazione.

Io, mamma di un bambino autistico, vengo da te e ti spiego ciò di cui ho bisogno, ti aiuto ad aiutarci, ti rendo consapevole di qualcosa che forse non sai, non conosci. E metto un tassello in più nel difficile e complesso puzzle dell’inclusione e della consapevolezza che l’attenzione al singolo deve esserci sempre, con o senza laccetti al collo. I bambini, tutti, hanno sempre bisogno di attenzioni particolari, le mamme e i bambini, sempre, vanno trattati con rispetto e attenzione. Perchè i bambini sono il futuro di tutti, possono avere delle difficoltà senza essere autistici o adhd o qualsiasi altra cosa. I bambini sono il patrimonio vero dell’umanità, quindi, invece di metterci addosso l’ennesima etichetta, impariamo ad essere una società più inclusiva e gentile per tutti.

Alessandra

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Cake designer e artigiana creativa, blogger per caso e mamma a tempo pieno di un bellissimo bimbo autistico di cinque, da sempre vivo tra colori, dolcezze ed emozioni, che amo mettere nero su bianco, in un diario virtuale fatto di ricette, consigli, racconti.

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