L’autismo è una storia strana.
Una fiaba interrotta di sogni e desideri. È un lieto fine che si perde tra le ombre di diagnosi e terapie, è una stranissima disabilità, a volte poco visibile, perché non è una malattia, non è curabile, è una condizione, una neurodiversità che rende tutto differente. E tutto difficile. La vita, l’apprendimento, le aspettative. L’autismo è la vita che cambia, quella vita che devi imparare, accettare, comprendere, per raccontare una favola nuova, ogni giorno, ogni minuto, ogni attimo. L’autismo è sempre. 365 giorni l’anno. 366 quando l’anno è bisestile. L’autismo è una strana storia. Di foto che arrivano in un pomeriggio d’inverno e spaccano il cielo grigio con un raggio di sole, di attimi che non credevi possibili, di briciole di normalità che continui a raccogliere in un bosco intricato di avventure e sventure. L’autismo è questa foto, è quello che c’è oltre la foto, l’autismo sono due bambini che nella loro meravigliosa apparenza di semplice normalità, celano un mondo intero di emozioni e sensazioni che stanno imparando a gestire, ore di terapia che iniziano col buongiorno del mattino e finiscono col bacio della buonanotte.
Amo queste foto. Amo ciò che rappresentano, amo ciò che mi ricordano: i traguardi ambiziosi dei nostri figli, la meraviglia della loro infanzia comunque magica. In queste foto c’è il senso di tutto. C’è un grande traguardo di Giordano, capace ora di condividere anche uno spazio fisico con un altro bambino. In questa foto c’è uno spicchio di normalità che per noi non è scontata, ma è fatto di dodici lunghi mesi di terapia Aba.
L’autismo è una storia strana, fatta di difficoltà sensoriali, di disregolazione emotiva, di termini e complessità che la maggior parte dei genitori non deve affrontare, perchè cammina su strade ben asfaltate, a noi invece toccano i sentieri nel bosco. Quelli difficili, quelli contorti, quelli in cui puoi perderti, percorsi e labirinti che non hanno mappe per essere decifrati. Storie che ancora devono essere scritte. Storie di cui ancora si racconta troppo poco.
E tra le storie, le fiabe e le magie, quest’anno arriva proprio una favola a far compagnia ai nostri bambini, nel calendario della Steps-Aba Onlus, l’Associazione legata al Centro Educativo Riabilitativo Steps-ABA Autismo, dove Giordano fa terapia ormai da un anno. L’illustratore Gabriele dell’Otto ha voluto regalarci le sue tavole di un classico delle fiabe italiane, Pinocchio che, a pensarci bene, non è poi così lontano dalle nostre storie quotidiane, fatte di loschi e oscuri personaggi, di questo spettro autistico che sembra volerci portar via i nostri bambini, e di fate turchine, quelle vere, quelle che ogni giorno dedicano la loro professionalità e la loro empatia all’educazione dei nostri bambini, che ci aiutano a capire come farli sbocciare, come inventare storie nuove dove possono essere protagonisti importanti, con autonomie e competenze da acquisire, con la consapevolezza di essere diversi e di cercare comunque il lieto fine.
“Ti ho pensato e desiderato. Ti ho voluto e ti ho scelto. Volevo una favola per tutta la vita, che iniziasse col tuo primo sorriso e finisse con e vissero felici e contenti.. Ti ho portato dentro di me, ti ho immaginato, nella mia mente, pezzo per pezzo, come un falegname costruisce il suo capolavoro più bello, ti ho scolpito come un’artista disegna i suoi sogni, ti ho amato, ancor prima di crearti. Ti ho stretto tra le braccia, cercandoti in quegli occhi a volte distanti, ti ho accolto mentre fuggivi altrove, ti ho visto scivolar via dalla normalità mentre il Gatto e la Volpe rubavano il nostro futuro. E’ arrivato Mangiafuoco e ti ha voluto per se’, quella diagnosi inaspettata in un circo di uffici e ospedali, di stato, gendarmi e burocrazia, e il ghigno di Lucignolo a ricordarmi che mai saresti diventato il mio bambino.
E’ solo un burattino senza fili, non sarà mai come gli altri.
Ma io ti ho voluto e ti ho scelto, e ti voglio unico, così come sei, diverso da tutti, e per te faccio magie, invento un futuro inaspettato, giorno dopo giorno, passo dopo passo, una strada incerta verso una casa di fate turchine: angeli sorridenti che ti insegnano a volare, mani che ti spiegano il mondo, piedi che ti camminano accanto e, in quell’andare incerto, ti fanno spiccare il volo. Sii te stesso, piccolo mio, fiorisci tra venature di legno scuro, sboccia dalla corazza ostile che insieme possiamo trasformare in abiti nuovi, e disegnare e dipingere coi colori sgargianti della tua infanzia, della magia dei tuoi sorrisi. Tu non sarai mai come gli altri, nessun fiore può essere uguale ad un altro: tu sei il mio meraviglioso bambino autistico, e il nostro lieto fine è la storia che scriviamo ogni giorno, insieme”.
Alessandra




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