La scuola sarebbe finita in questi giorni, avremmo festeggiato la fine dell’anno scolastico con una festicciola, un saluto affettuoso, la consegna dei lavoretti annuali dei nostri bambini. Invece ci salutiamo via skype, tramite whatsapp, con teconologici auguri a cui, a volte con fatica, ci siamo abituati. Fare scuola è anche questo: trovare soluzioni, superare le difficoltà, insegnare ai bambini ad affrontare la pandemia che nessuno di noi poteva prevedere. Scuola e autismo è qualcosa di cui si deve parlare, sopratutto quando le difficoltà si superano e i risultati sono meravigliosi.
La pandemia ha indubbiamente evidenziato tutte le carenze della scuola, l’arretratezza, l’inadeguatezza, e potrei continuare ed elencare puntualmente una serie di problemi che esistevano già nel nostro sistema scolastico, ben prima dell’emergenza Coronavirus. Non ho voglia di critiche sterili a situazioni di cui non ho la minima compentenza per trovare soluzioni, ciò che voglio fare è ringraziare chi, in questi mesi, ha messo in campo idee, creatività, affetto per i propri allievi e ha saputo tirar fuori qualcosa di buono. Per me, mamma di un bambino autistico, direi tra i più penalizzati dal lockdown, la fine della scuola mi dà l’opportunità di ringraziare apertamente quelle maestre che hanno fatto la differenza, che hanno saputo fare scuola nel significato più bello e profondo del termine. Che è sinonimo di accoglienza, di crescita, di comunità. La mia esperienza di scuola e autismo nel VII Municipio di Roma è quanto di più positivo potessi aspettarmi da questo sistema scolastico che fa acqua da tutte le parti.
Ho scelto di ringraziare il gruppo educativo del Nido frequentato da Giordano in maniera forse plateale, con una lunghissima mail indirizzata alla Coordinatrice Scolastica e a tutti i referenti della Scuola del nostro Municipio, perchè è importante parlare si autismo e scuola, della scuola che funziona, delle realtà virtuose del nostro territorio, è importante ringraziare le persone, chiamandole per nome e cognome (ovviamente omessi qui, per privacy!) perchè sono le persone che fanno la differenza, sempre. E in cuor mio spero che queste persone siano di esempio e stimolo ai colleghi, perchè noi famiglie di bambini autistici abbiamo assolutamente bisogno di lavorare fianco a fianco con gli insegnanti e troppo spesso si dimentica questa alleanza educativa e si pensa solo ad una sterile e inutile guerra. Scuola e autismo sono un binomio possibile quando al centro si mette il bambino, l’individuo, il suo percorso di crescita.
“Gent.ma Coordinatrice,
Nell’impossibilità di salutarci di persona e di festeggiare insieme la fine dell’anno scolastico, mi permetto di rubarLe un po’ di tempo per raccontarLe la nostra esperienza scolastica, mia e di mio figlio Giordano, e di metterne a conoscenza gli enti preposti, poiché trovo doveroso portare la mia testimonianza e ringraziare chi ci ha accompagnati in questi primi due anni di scuola. Sono una cittadina molto critica, poiché vivo una condizione particolare, che è la disabilità di mio figlio Giordano, diagnosticato nello spettro autistico alla vigilia dell’ingresso al nido, a poco più di due anni. Giordano è arrivato al nido nel pieno della gravità del suo autismo, e mai dimenticherò il giorno in cui ho conosciuto le sue maestre e ho chiesto loro di aiutarmi nel difficile compito di far sbocciare mio figlio e di conoscerlo, in un momento in cui neppure io riuscivo a comprendere cosa volesse dire avere un figlio autistico. La pandemia ha interrotto il percorso iniziato ormai due anni fa e sono ovviamente molto rammaricata dalla brusca interruzione delle attività scolastiche, ma consapevole che ci troviamo di fronte ad una emergenza sanitaria che nessuno di noi poteva prevedere o gestire in maniera diversa. Ognuno di noi si è trovato a fronteggiare situazioni nuove e la scuola prima di tutti è stata chiamata a riorganizzarsi per assicurare continuità e, ove possibile, didattica. Non so dirLe cosa mi aspettavo dalla scuola, in questa quarantena, ma posso dirLe quanto ho ricevuto, e quanto è stato importante il nostro percorso scolastico. E due anni fa ero invece terribilmente preoccupata che la scuola non fosse pronta ad accogliere l’autismo e mio figlio.
E’ questa per me l’occasione per sottolineare, ancora una volta, la grande professionalità del gruppo educativo del nido, nonché il motivo reale del mio rammarico: mio figlio Giordano ha perso mesi che sarebbero stati determinanti per il consolidamento delle sue autonomie personali di base, fondamentali alla vigilia dell’ingresso alla scuola materna. Sicuramente la quarantena ha rallentato il suo percorso di apprendimento, frutto di un costante lavoro integrato di scuola, terapisti e famiglia, e mi preparo ad affrontare un futuro inserimento scolastico cosciente del fatto che saremo chiamati tutti ad affrontare maggiori e nuove difficoltà. La quarantena, d’altra parte, ha dato modo a Giordano di vivere una vita più in linea coi suoi tempi che gli ha permesso di tirar fuori tutte quelle competenze sedimentate in due anni scarsi di nido, in cui le maestre hanno piantato piccoli semi che ora pian piano sbocciano, come è sbocciato Giordano, anche nei suoi maggiori deficit, come l’interazione sociale. Voglio raccontarLe alcuni episodi che hanno segnato queste nostre giornate, perchè non si può comprendere altrimenti la bellezza del lavoro svolto dalla maestre con e per Giordano, meravigliosi esempi di scuola e autismo che camminano insieme, arricchendosi e completandosi.
Qualche giorno fa sono passate a salutarci due bambine che abitano nel nostro palazzo: Giordano, coi suoi modi goffi e decisi, le ha spinte ad entrare in casa, prendendole per le braccia. Di fronte la loro esitazione. è uscito sul pianerottolo, ha cominciato a correre e poi ha segnato, nella lingua dei segni, la parola “prendimi” per coinvolgere le due bimbe in un gioco. E’ iniziato così un gioco di prendi e scappa, un girotondo, un lungo momento di gioco condiviso in cui Giordano stesso è stato protagonista, iniziando quella interazione sociale così deficitaria nella sua condizione di bambino autistico. Dopo tre mesi di quarantena, dopo la brusca interruzione di ogni contatto coi pari, questo episodio è totalmente significativo di quanto lavoro sia stato fatto con Giordano, non solo nelle sessioni di terapia, ma principalmente a scuola, ambiente privilegiato di confronto tra pari. E’ un traguardo importantissimo che condivido totalmente con le maestre che durante l’anno lo hanno spinto a superare i suoi limiti, gli sono state accanto come guide e sostegno, anche nei momenti di maggiore difficoltà. E ce ne sono stati, purtroppo, ma sono stati affrontati con professionalità ed umiltà: le insegnanti hanno saputo cogliere l’occasione di lavorare fianco a fianco col team di psicologi e terapisti Aba – Analisi del Comportamento Applicata, che segue mio figlio, e che Lei e la coordinatrice dell’anno precedente, avete accettato di far entrare in classe. Cosa di cui sono immensamente grata poiché, purtroppo, neanche questo è scontato né assicurato a noi famiglie di bambini autistici e, invece, è un intervento che fa assolutamente la differenza nel percorso di crescita dei nostri bambini: i nostri terapisti, privati ovviamente, sono una risorsa per tutto il gruppo educativo che può avvalersi del confronto specializzato con professionisti di alto livello, poiché non è sufficiente avere in classe il docente di sostegno che, neanche nella migliore delle ipotesi, può essere preparato per una specifica disabilità, sopratutto quando si tratta di autismo, un mondo così vasto e complesso da comprendere. La scuola è il primo luogo dove parlare d’autismo.
Giordano è arrivato al Nido con una diagnosi di autismo grave e sono felice della lungimiranza delle maestre che hanno visto in lui non solo un grande potenziale su cui lavorare, ma una grande opportunità di formazione per loro stesse, accogliendo con entusiasmo ogni proposta di corsi di aggiornamento specifici e ogni momento di confronto col team di terapisti che ci segue. La maestra Marianna è stato il punto di riferimento intorno cui Giordano ha potuto godere di una rete di supporto importante, che quest’anno ha avuto il nome, gli occhi e il cuore di Desirèe e Mara . Sottolineo che tutto il gruppo educativo del Nido ha accolto sempre Giordano con la curiosità di conoscere questo bambino difficile ma restituente, l’atteggiamento migliore, a mio avviso, verso la cosiddetta “diversità”. Si parla sempre di scuola “inclusiva” ma la parole giuste sono altre: accogliente, cooperante, educante, arricchente. La scuola deve esaltare la ricchezza del singolo a beneficio della comunità, e la diversità è una grande ricchezza, ci insegna a guardare oltre, ad uscire dal nostro orticello, e le maestre hanno seminato per Giordano un meraviglioso giardino, lasciando che i suoi compagnetti stessi, durante l’anno, interagissero con lui e vivessero la sua diversità con la semplicità del loro essere bambini, senza sovrastrutture mentali, senza pregiudizi. Potrei raccontarLe tantissimi episodi di cui sono stata spettatrice e ho potuto intravedere quanto lavoro e attenzione ci sono stati nei confronti della classe di mio figlio, come durante questa pandemia: le maestre ci hanno inviato suggerimenti di attività, video con saluti, letture e canzoncine, hanno mantenuto quel rapporto bruscamente interrotto e non m’interessa sapere se lo hanno fatto in modo spontaneo o strutturato, i risultati sono stati ottimi, ed è questo ciò che conta. Ho apprezzato l’attenzione nel proporre attività che anche Giordano potesse comprendere: hanno realizzato dei video utilizzando la lingua dei segni; Giordano non è verbale e proprio quest’anno ha iniziato ad imparare alcuni segni e di questo le maestre hanno tesoro, non solo imparando loro stesse i segni che Giordano conosce, ma proponendo attività a tutta la classe, in modo che, attraverso il gioco, i bambini potessero acquisire un altro importante mezzo di interazione con Giordano. Questo, a mio avviso, vuol dire “fare scuola”. Non “fare inclusione”, includere è una parola che comincia a starmi stretta perchè è qualcosa che comunque delimita, che pone l’accento su chi include e chi è incluso, fare scuola invece è educare tutti, è dare a tutti le stesse occasioni di apprendimento, tarate sulle proprie potenzialità. E le maestre, e il personale ausiliario che sempre ha accolto Giordano con affetto, in questo sono state semplicemente eccellenti.
Una mamma, a ridosso dell’iscrizione alla materna, mi ha chiesto dove avrei iscritto Giordano, perchè avrebbe voluto mandare la sua bimba in classe con mio figlio. Questo Le dà la misura di quanto le maestre abbiano svolto un ruolo educativo e sociale non solo nei confronti di mio figlio ma verso la piccola comunità scolastica di cui sono parte. Posso dirLe, con grande dispiacere, che raramente la mamma di un bambino con disabilità si sente proporre una cosa simile dalle mamme di bambini cosiddetti normotipici. Posso dirLe che questa cosa mi ha ripagata degli enormi sacrifici che sto facendo per crescere mio figlio in questo mondo spesso ostile e poco accogliente, dove una farraginosa e assurda burocrazia ci complica la vita già di per se terribilmente complicata. Posso dirLe che anche questo è un merito che va riconosciuto alle maestre che hanno saputo presentare e spiegare la diversità di Giordano non solo ai bambini ma ai genitori stessi. Sarebbero bastati una parola di diniego o uno sguardo preoccupato, per attaccare a Giordano l’etichetta di “bambino difficile” e predisporre in maniera negativa quei genitori che dell’autismo magari conoscono solo i comportamenti problema. Invece mai nessuno, in due anni, ha avuto altro che sorrisi per mio figlio. Questo accade quando autismo e scuola semplicemente coabitano.
Aiutando Giordano, le sue maestre hanno svolto quel ruolo fondamentale di educazione di una intera comunità, quel ruolo che purtroppo viene ancora poco riconosciuto alla scuola perchè è più facile criticare un sistema che, evidentemente, ha molte pecche, ma a volte ha certe meravigliose e virtuose realtà che vanno assolutamente riconosciute e portate ad esempio per tutti. Perchè tutti siamo responsabili dei nostri figli, della loro educazione e del loro futuro e la scuola, sopratutto per noi famiglie di bambini con disabilità, può essere un terreno fertile, imprescindibile, dove mettere salde radici su cui poggiare il futuro, purtroppo incerto, dei nostri figli. Potrei raccontarLe moltissimi altri momenti di questi nostri anni al Nido, così intensi e fruttuosi per Giordano, so che ha seguito con attenzione le nostre vicende ma ci tenevo davvero a mettere nero su bianco i miei pensieri, il mio grazie per Lei, per la coordinatrice che l’ha preceduta, per le maestre e per il personale scolastico tutto che, purtroppo, non abbiamo potuto salutare, presi dal vortice degli eventi di questo periodo sospeso e difficile. Noi faremo tesoro di questi anni di nido così importanti, e sono certa che anche le maestre sapranno valorizzare al meglio questa esperienza nel mondo dell’autismo che poi, quando si prescinde dalle etichette, non è un mondo a parte ma è semplicemente, un compagno di banco e di giochi”.
Grazie di cuore
Alessandra
