19 maggio 2019, esattamente un anno fa in questi giorni la mia vita cambiava, per sempre, inevitabilmente, e l’autismo entrava prepotentemente nella mia vita attraverso gli occhi grandi e profondi di mio figlio Giordano.
19 maggio 2018. Una giornata qualunque, piena di sole, una mattinata al parco e quattro chiacchiere con una mamma da poco conosciuta, dopo la lezione di Rugbytots dei nostri piccoli. Una mamma coraggiosa che mi ha sconvolto la vita e mi ha fatto vedere il mondo attraverso quegli occhi pieni di parole silenziose. Nascosto tra quei sorrisi muti, il mondo autistico di mio figlio. Che io non vedevo, rassicurata dai medici, nonostante qualche familiare mi avesse allertata. Una frase, semplice, indimenticabile. Non so come la prenderai ma.. fai vedere tuo figlio perchè ha tratti fortemente autistici.
19 maggio 2018, il giorno in cui io e Giordano abbiamo fatto le valigie e siamo andati via. Via dal mondo delle normali aspettative, via dalla normalità, via dalle stupidaggini quotidiane e ci siamo trasferiti in questo universo gelatinoso fatto di dubbi, incertezze, pianti ed arrabbiature. Un mondo sconvolgente, difficile e affascinante al tempo stesso, un viaggio inaspettato che si chiama autismo. Il nostro è un viaggio faticoso, attraverso paesaggi meravigliosi, giornate di pioggia e nuvole nere. Un viaggio dove ogni giorno possiamo scoprire qualcosa di nuovo, un viaggio che mai avrei immaginato di fare, attraverso gli occhi meravigliosi e profondi di mio figlio, tra le sue dolcissime risate e lo sfarfalllio delle sue manine.
Che l’autismo fosse baci e carezze, io proprio non lo sapevo, un anno fa.
Non sapevo nulla di quel vagone di treno su cui improvvisamente eravamo saliti, una destinazione sconosciuta, un punto indefinito di una mappa in quel momento incomprensibile . Il nostro viaggio ora non ammette ritardi, perché ogni giorno per noi è prezioso e fondamentale. Giorni fatti di terapie, di asl, di libri, di neuropsichiatri, di visite, di ricoveri, di altre mamme viaggiatrici, e di altri viaggi. Biglietti di sola andata per noi, in prima classe. Articolo 3 comma 3, l’etichetta stampata sulla nostra pelle, quel tatuaggio indelebile che brucia un po’ ma ben presto comprendi che è solo un’etichetta, per gli altri, non per noi. Perchè noi siamo il nostro viaggio, noi siamo il nostro autismo, noi siamo la nostra diversità, semplicemente, questi siamo noi. E io sono sempre stata una viaggiatrice.
This is me. I am brave, I am bruised, I am who I'm meant to be, this is me. And we are warriors.
Il nostro autismo è un viaggio che vogliamo fare solo con chi ci ama, chi non ci giudica, chi non ci guarda con pietà, chi non ci dà consigli inutili: le nostre valigie sono già molto, molto pesanti, il tempo per noi è prezioso, non c’è bisogno di altri fardelli. Non abbiamo bisogno di rassicurazioni e false speranze, di parole inutili di chi l’autismo non lo vive sulla propria pelle, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto. L’autismo quando tuo figlio non vuole fare la doccia perchè ha problemi sensoriali, l’autismo che devi spiegare ai medici quando tuo figlio non sa dire se ha mal di pancia o mal d’orecchie, l’autismo che devi raccontare quando vai alle riunioni dei genitori a scuola e spieghi che c’è una maestra di sostegno, l’autismo che non capisci quando tuo figlio fa qualcosa di nuovo, o smette di fare, e avanti e indietro in un’altalena da capogiro. L’autismo che è questo viaggio assurdo che non avevamo certo prenotato, ma siamo qui, su questo treno antico come il mondo, un vagone affollato, di altri bambini, altre mamme, altre diagnosi, altri viaggiatori. E voglio che il nostro viaggio sia bello, sia azzurro come il cielo, sia pieno di cartoline sorridenti per quegli amici vecchi e nuovi che in questo anno ci hanno aiutato senza pregiudizi, con semplicità, con affetto, anche con mille domande. Perché se una sola risposta può aiutarvi a capire cos’è l’autismo, io sarò felice di aver viaggiato con voi.
Il nostro autismo è un viaggio d’inverno, tra il freddo della rabbia e la tempesta del caos. Ma nel bel mezzo dell’inverno, ho scoperto che vi era in me una invincibile estate.
Alessandra
Ps: grazie alla fantastica Beatrice Alvino – Bimbografie – per il bellissimo scatto fotografico!
Mia cara,
nel bel mezzo dell’odio ho scoperto che vi era in me un invincibile amore.
Nel bel mezzo delle lacrime ho scoperto che vi era in me un invincibile sorriso.
Nel bel mezzo del caos ho scoperto che vi era in me un’ invincibile tranquillità.
Ho compreso, infine, che nel bel mezzo dell’inverno,
ho scoperto che vi era in me un’invincibile estate.
E che ciò mi rende felice.
Perché afferma che non importa quanto duramente il mondo vada contro di me,
in me c’è qualcosa di più forte, qualcosa di migliore, che mi spinge subito indietro.
Albert Camus








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